diac. Paolo Querzè
+ 9 marzo 2011
Paolo, il Diacono che sorride a Dio
Paolo Querzè, diacono permanente, è morto così come ha vissuto: nell’intimità con il Signore e al servizio dei fratelli. Mercoledì 9 marzo – giorno delle ceneri – alla sera, mentre portava l’Eucaristia ad un ammalato, è stato investito da una macchina, morendo poco dopo in ospedale.
Originario di Bologna, abitava a Santarcangelo dal 1974. Si inserisce subito in parrocchia come catechista. Nel 1984 diventa insegnante di religione e nel 1990 consegue il diploma di Magistero in Scienze Religiose. Durante gli studi di teologia matura la consapevolezza che il Signore lo chiama a spendere la sua vita al servizio della Chiesa e dei fratelli come Diacono permanente; viene ordinato nel 2003.
Chi incontrava Paolo per la prima volta, aveva l’impressione di una persona fragile e bisognosa: era affetto da ipoacusia bilaterale che gli rendeva difficoltoso ascoltare le persone soprattutto in ambienti affollati e una lieve difficoltà di linguaggio e di deambulazione. Ma frequentandolo ed entrando un relazione con lui, emergeva subito un grande spessore, umano e spirituale. I suoi limiti fisici non gli hanno mai impedito di spendersi per gli altri, a partire dai suoi amati studenti che tante volte lo irridevano ma che gli volevano bene, perché si sentivano sempre e comunque amati. Educava i giovani con passione, bontà e professionalità, facendosi apprezzare da tutti per la sua sensibilità, la dolcezza e la sua profonda umanità. Amava la scuola e l’insegnamento, tanto che spesso passava il tempo libero a sistemare gratuitamente la biblioteca della scuola media “Franchini”, dove insegnava. Anche a distanza di tempo, quando incontrava un genitore chiedeva sempre notizie dei “suoi ragazzi”. E amava le persone, sole, anziane, in difficoltà con le quali sentiva una vicinanza fisica e spirituale.
Nel ’92 accoglie nella casa dove viveva con i genitori, un ragazzo albanese (clandestino!) che, amato come figlio e fratello, ricambia con affetto e devozione. Nel tempo questa persona si regolarizza, si sposa e si stabilisce con la moglie nella casa di Paolo. Nel febbraio del 1999 nasce Flavia, la “nipotina”, e diventano una grande famiglia. Dirà Paolo: “da questa esperienza ho capito che il Signore non abbandona mai nessuno e, il bene che si fa prima o poi ritorna”.
Dal 1992 al 2000 vengono a mancare i suoi genitori e otto familiari e dopo qualche tempo anche la famiglia albanese si trasferisce per motivi di lavoro. Ma tutto questo non gli toglie la fede e il sorriso: un vero “marchio di qualità” di Paolo.
Ordinato Diacono si mette generosamente a disposizione della comunità e vive un intenso rapporto di fraternità e corresponsabilità con Don Giancarlo e gli altri preti di Santarcangelo. Con loro si incontra un giorno alla settimana per riflettere sulle letture della Messa. Collabora alle benedizioni pasquali. Partecipa al Consiglio Pastorale e al gruppo liturgico; visita gli ammalati e gli anziani, ai quali alla domenica porta la Santa Eucaristia. Programma e organizza con i ministri straordinari dell’Eucaristia, le visite domenicali al locale ospedale. Anima il centro d’ascolto del Vangelo della sua zona; incontra e prepara i genitori dei bambini che devono ricevere il battesimo. Prepara le schede e anima l’ora di adorazione tutti i giovedì e i primi venerdì di ogni mese. Matura un forte senso ecclesiale: sogna una parrocchia “scuola di comunione”, una comunità dove ogni realtà e ogni persona si senta amata e impari ad amare.
Caro Paolo, ci hai lasciato una bella eredità : sorridete sempre e a tutti, non importa se vi stanno trattando bene o male. Amate e servite tutti e ciascuno, in particolare i piccoli, gli anziani e gli ammalati, senza anteporre mai i vostri piccoli o grandi problemi. A tutti portate il Signore e per quanto sta in voi portate tutti al Signore.
Grazie Paolo.
diac. Cesare Giorgetti
(da Il Ponte, 17/03/2011 [Scarica PDF])
Carissimo Paolo,
con il Rendimento di Grazie appena celebrato, abbiamo desiderato ringraziare il Signore per il dono grande della tua presenza, ed anche ringraziare te, che con mirabile umiltà ci hai trasmesso la forza dell’amore che ti giungeva dal Cielo, senza negarla mai a nessuno.
Con la tua vita ci hai raccontato le grandi cose che il Signore nella sua misericordia ha fatto per te, servo buono e fedele; non hai trattenuto l’abbondanza dei Suoi doni, ma con semplicità disarmante hai donato e ti sei donato agli altri con amore, con gioia e piena disponibilità. Della tua fede non ne hai fatto un privilegio personale, ma l’hai manifestata come servizio reso all’uomo, nostro fratello.
Da te abbiamo imparato che, la gioia dei servitori è ancora più grande, quanto più forte è l’amore che si ha per il Signore; come Suo servo, sei stato fedele fino alla fine alla missione che ti ha affidato, pur nella pochezza e nella fragilità umana, ma sempre consapevolmente certo di essere guidato ed illuminato dal Cielo in modo speciale.
Noi, che siamo ancora nel tempo della traversata, nel tempo della prova, che è per servire Dio, guardiamo a te, che hai condotto la tua vita non secondo i tuoi desideri, ma secondo i desideri del Signore, il quale, in questa relazione d’amore ti ha ripagato di tutto, perfino delle umiliazioni e delle incomprensioni che spesso possono nascere nel donarsi, soprattutto quando non si è compresi.
Ora che sei nell’unione profonda con Dio, ora che vivi nella sua trascendenza, aiutaci ad imprimere nella nostra coscienza l’attenzione al bene da compiere ed il rimorso per quello non compiuto; guida i nostri giorni verso il loro vero senso, la loro piena misura e sostienici in tutti i sacrifici accettati e per tutti i limiti imposti alla nostra vita personale.
In questo momento, che il nostro cuore è nella mestizia, desideriamo esprimerti tutto il nostro affetto stringendoti con un ultimo abbraccio, ricordando che è importante riconoscere sempre davanti a Dio ed al mondo, quanto Gesù opera nella nostra vita di ogni giorno: il miracolo testimoniato dai suoi doni straordinari serve a produrre conversione, fede e nuove vocazioni.
Arrivederci carissimo Paolo, porta con te la nostra comunione fraterna e possa la nostra preghiera farti sentire ancora partecipe di ogni nostro giorno di vita.
I tuoi confratelli Diaconi, con la Comunità Diaconale e tutte le nostre famiglie.
14 marzo 2011
diac. Marcello Ugolini
Rassegna stampa
- Diacono investito da un’auto Muore a due passi da casa (Il Resto del Carlino, 10/03/2011) [Scarica PDF]
- Paolo Querzè. Un dovere di memoria (Newsrimini.it, 13/06/2019) [Scarica PDF]
