Diaconi della Diocesi di Rimini |

Diaconi permanenti della Diocesi di Rimini

d. Antonio (Tonino) Brigliadori

+ 15 agosto 2015

Don Tonino

“Mi suggerite di chiedere con voi tutti la grazia della mia guarigione al Signore per la preghiera di don Oreste: è stato il mio padre spirituale in seminario, e l’ho sempre considerato come un prete santo. Perciò vi ringrazio e condivido. Ma a due condizioni: la prima se don Oreste ha qualche “buona carta” da giocarsi, che se la giochi per qualche altro che ne ha più bisogno di me. La seconda, comunque il Signore continui a donarmi la pace e la gioia di fare la sua volontà, fino alla fine”.

d. Tonino


Il suo cammino fra noi

Quando si parla di un amico che ha camminato per tanti anni assieme a noi, le parole che si dicono appaiono sempre inadeguate a descrivere la sua personalità.

Pensando a don Tonino la prima nota che emerge è la sua vita di fede. Abbiamo passato l’adolescenza e la giovinezza insieme in seminario e poi da giovani preti. Forse alcuni di noi vivevano il seminario anche in forme scanzonate, non sempre nell’osservanza piena di tutte le regole: Tonino aveva un suo modo di essere amico e compagno di strada con noi. Condivideva tutto, ma si notava in lui una determinazione spirituale che lo rendeva più adulto di noi, come se vedesse più lontano e vivesse un rapporto personale con il Signore più convinto di quanto accadeva a noi.

Una seconda nota è il suo profondo amore alla Chiesa. Abbiamo vissuto insieme il ’68, il tempo della contestazione: a volte in alcuni di noi i toni di critica alle istituzioni si accendevano. Don Tonino viveva con attenzione questo tempo del dopo Concilio, ma non si è lasciato mai prendere da atteggiamenti esterni, superficiali di ricerca di cambiamento. Ho avuto l’impressione che anche in quei tempi certamente non facili per la vita della chiesa, sia stato particolarmente impegnato a cercare nel rinnovamento conciliare le grandi linee di rinnovamento generate dallo Spirito stesso. Ha maturato in modo forte e chiaro la coscienza della dignità del Popolo cristiano, chiamato, nella varietà dei doni e carismi, a vivere, nella comunione, la medesima responsabilità di annunziare il Vangelo. Nella nostra Diocesi dobbiamo anche a lui la riscoperta del valore della parrocchia come comunità eucaristica all’interno della Chiesa locale. Questo lo ha portato a esprimere realtà parrocchiali fortemente popolari, centrate non tanto sul fare, ma sul vivere i doni dello Spirito, disseminati nella vita di tutti, anche in coloro che sembrano lontani dalla fede e dalla vita cristiana. Gli adulti delle comunità dove è stato come parroco, hanno colto la sua sensibilità pastorale e la sua creatività nel coinvolgere tutti. Questa sensibilità pastorale è certamente un frutto genuino del Concilio, a cui lui faceva costantemente riferimento.

Una terza nota la indicherei con il termine “gratuità”. Don Tonino era una persona che non cercava notorietà. Non era interessato ad apparire. Anche nelle assemblee di presbiterio raramente prendeva la parola. Eppure era punto di riferimento per tante iniziative e orientamenti pastorali. La sua autorevolezza non derivava dall’oratoria, o da particolari studi fatti. La sua era l’autorevolezza del cristiano e del sacerdote, fedele agli impegni che nel tempo gli venivano dati, vissuti con piena fiducia nel Signore. Nella sua malattia sono andato a trovarlo due volte. Nella prima, in ospedale a Rimini: ricordo un infermiere che tesseva l’elogio di don Tonino, ma lui, rivolto a noi disse: “Bisogna vedere poi cosa pensano lassù!”. Viveva veramente nel timor di Dio, poco preoccupato di apparire davanti agli uomini.

La seconda volta è stato poco prima della sua morte. Era nella sua stanza in canonica, la mattina stessa in cui lo avrebbero portato all’ospedale. C’era tra i presenti il presentimento di un partire da casa senza più tornare. Parlando con lui, già molto provato e stanco, gli si diceva: “Coraggio Tonino, ora vai un po’ all’ospedale per rimetterti in forze, per quanto possibile”. Lui rispose: “Si fa il possibile, ma si lascia fare a chi è più grande di noi”. Aveva chiara la coscienza di vivere all’interno di un progetto di amore che ci precede e ci accompagna, di cui non sempre si riesce a comprendere tutti i passaggi. Ma il progetto di Dio è buono ed è sempre per il nostro bene, anche quando noi rimaniamo confusi per quanto accade.

L’ultima nota che emerge da quanto si è detto, è l’ottimismo, la speranza. Don Tonino aveva chiara la coscienza che il Signore ci precede sempre, che è continuamente all’opera. Anche di fronte a situazioni nuove, imprevedibili occorre sempre cogliere i germi positivi della presenza e dell’opera dello Spirito, e assecondarne in tutto l’agire. Questo modo di collocarsi di fronte alla realtà lo portava contemporaneamente a dare tempi lunghi all’ascolto della Parola di Dio e ad educare la comunità a lasciarsi convocare costantemente da Essa. L’ottimismo, la speranza cristiana che ha segnato la sua vita, ha reso anche la sua malattia e la sua stessa morte occasione forte di evangelizzazione.

d. Biagio Della Pasqua

(da Il Ponte, 30/08/2015 [Scarica PDF])


Ciao don Tonino

Quest’oggi 15 Agosto 2015 (Assunzione di Maria Santissima) il nostro caro don Antonio (Tonino) Brigliadori ci ha lasciati, è tornato alla casa del Padre; ha combattuto la ‘buona battaglia’ ed ora riceve la ‘corona di giustizia del Signore giusto giudice’. Nella breve ma intensa malattia ha confermato, testimoniando nella sofferenza, la fede e la sua profonda umanità, doti che lo hanno contraddistinto nella vita ed in particolare nel ministero sacerdotale di pastore ed in quello di Delegato per il Diaconato Permanente nella nostra diocesi di Rimini.

Carissimo don Tonino, quanti anni passati insieme da quando, appena ordinato diacono, mi hai chiesto di collaborare con te nella formazione e nella segreteria, per trovare una strada anche nella nostra diocesi che fosse per un vero ministero diaconale, per aiutare Aspiranti e Candidati a prepararsi convenientemente, a liberarsi da inadatti modelli clericali, a volgersi e a camminare nel mondo come amanti del grembiule accanto agli ultimi; in mezzo a povertà e miserie con la luce, la pace e la giustizia del Vangelo, lontani da tentazioni carrieristiche e vane glorie edonistiche di mondana tendenza.

Nelle lunghe giornate trascorse in giro per l’Italia a Convegni, a Seminari, ad incontrare Comunità con più lunghe esperienze della nostra, ci siamo spesso confrontati sul modello riminese, sul discutere nuove proposte formative e nuovi orientamenti pastorali, su quello che di fatto era un sentiero da tracciare, perché lunghissimi secoli di oblio e dimenticanza avevano fatto perdere al diaconato, non solo lo spirito sacramentale, ma anche una speciale maturità umana volta al servizio puro e semplice. Quanta ricchezza in esperienze, quante intime soddisfazioni per i progetti realizzati, ma anche per quelli rimasti disattesi, perché non si cercavano gratificazioni nell’operare, quanto piuttosto far amare il Signore e nel fuoco di quell’amore convertire i nostri cuori alla non facile predisposizione al servizio, servizio che non fosse oscurato da ombre di convenienza, ma che splendesse di bontà e di gratuità.

Mentre scorro alcune immagini che ho conservato, mi sembra di rivivere quei momenti e mi è dolce ripercorrerli perché ti sento ancora accanto a me, sento che ancora mi vuoi bene, mi apprezzi e la mia povertà rimane consolata; così continuo a camminare volgendo lo sguardo sulle miserie umane come mi hai insegnato e sento di amarle, non per un qualche senso di umano appagamento, ma perché l’ho visto fare a te ed anche in questo sta la ricchezza del mio ministero, cercando come te di rimanere fedele al Vangelo, che è sostanzialmente amare, amare e niente più che amare, pazientando sui propri ed altrui difetti.

Di questo lungo tempo che la Provvidenza mi ha concesso accanto a te, conservo come una memoria speciale, che non è sufficiente definirla ‘ricordo’ perché il ricordo è vittima del tempo che lo vela e lo confonde; la mia memoria ha il segno della formazione, è stabile nel cuore ed è caratteristica salda del mio ministero che ha attinto dal tuo, secondo quelle che potevano essere caratteristiche comuni, per poi orientarle alla specificità diaconale.

In questi ultimissimi giorni del tuo ricovero in Ospedale, il Signore mi ha concesso di poterti essere ancora particolarmente vicino, di scambiare brevissime ma intense parole come di compendio al nostro lungo e ricco sodalizio, di averti conferito (mercoledì 12) un’ultima Eucaristia: una briciola di pane ma un oceano di luce e di speranza nella buia notte della nostra debolezza, infine, ieri sera, un ultimo bacio ed abbraccio prima di lasciarti per quella che sapevo essere l’ultima volta che ti avrei visto in questa vita.

Grazie Signore per l’amore e per le opere che continui a compiere nei tuoi servi ‘buoni e fedeli’; grazie don Tonino per la tua generosa e qualificata disponibilità, per la grande ed impegnativa opera del tuo sacerdozio che è stata, continua ad essere e sarà di aiuto e sollievo per innumerevoli persone, in questo difficile pellegrinaggio terreno.

diac. Marcello Ugolini

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Concelebrazione esequiale per don Tonino
Concelebrazione esequiale per don Tonino (17 agosto 2015)
Foto: Roberto Conti

Testimonianze, contributi, articoli

  • Lettera della Comunità del Diaconato in Italia (diac. Enzo Petrolino, 16/08/2015) [Scarica PDF]
  • Eccomi, Signore, manda me! (omelia del Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, in occasione della messa esequiale, 17/08/2015) [Scarica PDF]
  • La Festa d’estate a Bellaria ricordando don Tonino (Avvenire, 27/08/2015) [Scarica PDF]

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