diac. Bruno Maggiori
+ 15 giugno 1990
Friulano di origine, Bruno nasce a Moggio Udinese il 17 gennaio 1917, ama lo sport e la montagna e come ha conquistato, con passo sicuro e silenzioso, le vette dolomitiche, così cammina nella fede.
La sua famiglia si trasferisce a Cattolica in seguito alla disfatta di Caporetto. Dal 1931 si trova a Rimini e lavora attivamente nell’Azione Cattolica, ricoprendo incarichi di responsabilità tra i giovani. Lo troviamo a fianco di Alberto Marvelli e di Gigi Zangheri nelle innumerevoli iniziative e difficoltà di quei tempi. Molti lo ricordano ancora quando, ogni domenica, con altri volontari preparava e serviva la minestra alla mensa del povero.
Agli inizi degli anni cinquanta incontra l’ancora nascente Movimento dei Focolari attraverso l’amico Piero Pasolini, fratello dell’allora rettore del Seminario di Rimini, Movimento al quale aderirà sempre con entusiasmo.
Successivamente capisce che Dio lo chiama nella famiglia ed avverte che non è una chiamata meno importante, sposa Camilla Albertini, dalla quale ha tre figli: Giuseppe, Maria Pia e Maria Chiara.
Laureatosi in scienze economiche e finanziarie all’ Università di Roma, trova lavoro in Banca e dal ’68 al ’77 ricopre l’incarico di funzionario nella direzione del Credito Italiano a Ravenna.
Rientrato a Rimini nel ’77, quando va in pensione, è chiamato da Mons. Bruschi a collaborare nell’amministrazione diocesana, un servizio che ricopre con riservatezza, serietà e responsabilità.
Bruno inizia il cammino verso il Diaconato Permanente con il primo gruppetto diocesano nel 1978 ed è istituito nel maggio dell’88. Svolge il suo servizio ministeriale nella Diocesi riminese e nella sua parrocchia di San Girolamo, senza tralasciare l’impegno sociale. Infatti oltre all’impegno nel quartiere, è collaboratore del Centro di Accoglienza alla vita e partecipa alla realizzazione della Casa Sant’Anna, opera per le ragazze-madri. Ama la Chiesa in tutte le sue espressioni, apprezza ogni esperienza ecclesiale, piuttosto che criticare preferisce valorizzare quello che c’è di buono in ogni persona.
Nel giorno di Pietro e Paolo sarebbero ricorsi i 40 anni di matrimonio con Camilla, che chiama Lina. Un appuntamento a cui tiene molto e, nonostante la malattia, organizza i festeggiamenti perché tutti i familiari siano presenti; pranzare insieme è per lui un momento di grande gioia. Poco prima di partire verso la Casa del Padre ha scritto queste significative parole: “Occorre una continua morte di se stessi, si potrà allora scoprire la realtà vera della morte come dono che genera la vita”.
Dal Bollettino della Diocesi di Rimini (1990) [Scarica PDF]
