diac. Alberto Nicoletti
+ 19 ottobre 2015
Scrive il confratello Nicoletti: “…Sono Nicoletti Alberto. Nato a Rimini il 10 gennaio 1928 vivo nella parrocchia di S. Giuseppe al Porto, sposato con Allegrini Giuseppina (25/06/1950), sono padre di 3 figli, di cui due sposati e nonno di tre nipoti. Sento oggi il dovere di esprimere la mia soddisfazione per questa grande famiglia, sia come marito che come padre e nonno. Lavoro presso l’Azienda Municipalizzata Amia di Rimini in qualità di capo settore. Ho frequentato il corso di Teologia presso il Seminario di Rimini; il 3 maggio del 1981 sono stato istituito lettore ed il 1° maggio del 1983 sono diventato accolito.
Il mio cammino al diaconato è rimasto fermo per un periodo di tempo a causa di un incidente stradale a mia moglie: in tale periodo mi sono occupato di lei e dei suoi problemi.
Trascorso questo tempo finalmente ho raggiunto con l’aiuto del Signore, il mio obiettivo: un ringraziamento particolare a don Aldo Amati, maestro della mia formazione. Grazie anche a coloro che mi hanno sostenuto con il loro incoraggiamento: il Vescovo, l’attuale Rettore don Pier Giorgio Farina, i confratelli diaconi Bruno Suzzi e Franco Borioni e tutti gli altri.
La mia formazione è iniziata 25 anni fa quando mi sono iscritto al Terz’ordine di S. Francesco Da Paola chiamato il Santo della Carità: da quel momento ho sempre cercato di vivere la regola di quel Santo.
Il servizio quotidiano all’altare per le Sante Messe, il cibarmi di quel pane Eucaristico che dà forza e vigore per prodigarsi ai fratelli, mi hanno sostenuto. Il tempo libero dal lavoro lo dedico agli anziani dell’ospedale di Rimini, ai giovani disoccupati, al servizio delle Suore Clarisse di Covignano e, in particolar modo, mi occupo con estrema soddisfazione da ben 15 anni del servizio sociale – pratiche pensionistiche – facendo la spola Forlì – Roma.
Fin dal primo momento, da quando la Chiesa ha ripristinato il Diaconato permanente in Italia, mi sono sentito questa chiamata; chiamata che sento ancor più oggi perché sono convinto che con questo dono di grazia si diventi sempre più servi per il prossimo, come vuole il Signore.
Con il confratello Alberto ho condiviso alcuni anni in ospedale, quando era ancora solito (nonostante l’età) venire un pomeriggio alla settimana per visitare qualche reparto; ricordo che aveva come preferenze la cardiologia e la relativa terapia intensiva (Utic). Terminato il suo giro, si fermava per la celebrazione eucaristica. Questo ricordo di lui mi è particolarmente caro, perché era un uomo umile e molto gentile, con una grande sensibilità per gli ammalati, forse nata da una sua dolorosa infermità giovanile (si trattò di una grave forma di nefrite) che lo aveva portato vicino alla morte. Spesso ritornava sull’argomento, manifestando un profondo senso di gratitudine per la guarigione avvenuta; trascrivo con le sue semplici parole: “…quando ero nel letto in ospedale guardavo fuori dalla finestra, ad una lunga fila di alberi alti, e mi sembravano così belli…”. Mentre pensava al senso di prostrazione che gli aveva procurato la malattia, e al suo evidente bisogno di vivere insito nella visione degli alberi, faceva seguito sorridendo: “…e Signuréin u ’mà làs i quà!” (il Signore mi ha lasciato qui!). Alberto, ormai avanti con gli anni, si è poi successivamente ritirato dal servizio attivo, colpito da grave infermità, è deceduto il 19 ottobre del 2015.
(Marcello Ugolini, Il diaconato permanente nella diocesi di Rimini, 2021, pagg. 108-110)
Necrologio dal Bollettino Diocesano (2015) [Scarica PDF]
